Palmer Luckey supporta Revive con $2.000 al mese

La storia del giovane Palmer Luckey ha preso una storta durante il suo percorso, e tra varie peripezie e poco chiari avvenimenti, il visionario che ha ridato nuova linfa vitale alla realtà virtuale si è infine allontanato dall’azienda che ha lui stesso fondato e da allora non si hanno più molte notizie al riguardo. Una cosa però è assolutamente certa: il suo modo di vedere la realtà virtuale era assolutamente progressista, e mirava alla creazione di una piattaforma aperta, libera, che non ponesse limiti né agli sviluppatori né ai giocatori. Purtroppo, i suoi ben più potenti alleati non la pensavano così, e ad oggi, Oculus Rift è sì uno dei visori più diffusi, ma che non rispetta le volontà del suo inventore, avendo tirato su un ecosistema fatto di esclusività ed elitarismo. Non c’è da sorprendersi, quindi, se poche ore fa, è giunta notizia che Palmer abbia deciso di donare $2.000 al mese per la causa di Revive, un hack capace di far girare i giochi esclusivi per Oculus Rift anche su HTC Vive. In passato, Oculus ha cercato di ostacolare questa tendenza rilasciando una patch in cui modificavano il loro DRM così da impedire l’uso del Revive, ma ciò ha solo contrariato enormemente la community, a tal punto che Oculus si è vista costretta a tornare sui suoi passi.

Da allora lo sviluppo di Revive non si è fermato, e ancora non si è visto nessun supporto per l’HTC Vive da parte di Oculus, anzi: l’azienda sta continuando a finanziare contenuti VR con esclusività, cosa che ha generato ancora più discussioni all’interno della community. Non si sa con certezza perchè Palmer abbia deciso di supportare questa campagna, ma è facile immaginare che sia dovuto al fatto che questo hack rispecchi la sua visione di una piattaforma libera e aperta. Grazie al suo contributo, inoltre, il creatore, sulla sua pagina patreon, ha affermato che se avessero raggiunto almeno i $1.500, traguardo ben più che superato attualmente, avrebbe investito $3.500 per unirsi a Khronos Group come membro associato per contribuire allo sviluppo dell’OpenXR standard, un’iniziativa che mira a definire come le piattaforme VR debbano operare con i software VR. Che sia una sorta di ripicca? Un tentativo di tornare alle origini? Un po’ tutte e due le cose? Non possiamo esserne sicuri, ma potremmo continuare a sentire di Plamer Luckey in futuro.